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Chapter 173 of 202

CLXIX

CLXIX. — A Frate Matteo Tolomei da Siena dell’Ordine de’ Predicatori in Roma, ed a Don Niccolò di Francia Monaco di Certosa e Belriguardo.

Forza e diletto delle battaglie interiori contro le illusioni del pensiero e le fiacche delizie del mondo. L’impazienza e il consenso al male sono i colpi che atterrano; ma la libertà può, se vuole, fra la tempesta de’ più laidi pensieri tenersi alta e pura. Lodi eloquenti delle ben combattute battaglie. Destano l’anima, le fanno sentire i propri difetti, e umiliando, la sollevano a riconoscenza amorosa di Dio.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, [p. 72 modifica]scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero combattitore in questo campo della battaglia, sicché mai non volliate il capo indietro per veruna cosa che sia; ma, come cavaliere virile, stiate a ricevere i colpi senza timore servile: perocché, essendo voi armato, i colpi non vi potranno nuocere. Convienci armare coli’ arme della fortezza, unita coll’ardentissima carità; perocché, per amore del sommo e eterno Bene, ci doviamo disponere a portar volontariamente ogni pena e fadiga. Questa è un’arme di tanto diletto e fortezza, che né dimonia con diverse e molte tentazioni, né le creature con scherni e ingiurie che ci tacessero, non ci possono tollero la fortezza né il diletto che riceve l’anima nella dolcezza della carità. Anco, l'anima che così dolcemente è armata, percuote loro: perocché le dimonia,[1] trovando l’arme della fortezza nell’anima, nelle battaglie che egli le dà, vede che con allegrezza le riceve per odio santo che ha di sé medesima, e per desiderio che ha di conformarsi con Cristo crocifisso e portare pene e fadighe per lo suo amore. E vede che con dilezione d’amore del suo Creatore le spregia, cioè che con la volontà non consente a veruna illusione sua. Onde di questa fortezza che ’l dimonio trova e vede in quel'anima, n’ha pena, e vedesene rimanere sconfitto: e l’anima si rimane piena della divina Grazia, tutta affocata d’amore, e inanimata alla battaglia a combattere per Cristo crocifisso. Sicché vedete, carissimo figliuolo, che con la fortezza percuoterete loro. E dico che percuoterete il mondo, con tutte [p. 73 modifica]le sue delizie, e le creature che vi volessero perseguitare in qualunque modo si fusse; sostenendo con la dilezione della carità, con vera e santa pazienzia. E con la pazienzia e con la carità lor gitterete carboni accesi d’amore[2] sopra i capi loro; che per forza d’amore si placherà l’ira e la persecuzione loro. Molto ci è dunque necessaria quest’arme, perocché senz’essa non potremo resistere.

La battaglia non potiamo noi fuggire, mentre che siamo nel corpo mortale, in qualunque stato la persona si sia; e ciascuno le porta in diversi modi, secondo che piace alla bontà di Dio di darle. Onde se la persona non è armata, riceve il colpo della impazienzia, e riceve il colpo del diletto di consentire volontariamente: e non ripara a colpi delle molte battaglie che ’l dimonio gli dà. E così ne rimane morto, rimanendo nella colpa del peccato mortale. Ma s’egli è armato, neuno colpo gli può nuocere, come detto è.

E se voi mi diceste: «Io non posso avere quest’arme» o «che modo posso tenere per averla?» io vi rispondo che non è alcuna creatura che abbia in se ragione, che non la possa avere, se egli la vuole mediante la divina Grazia. Perocché la colpa e la virtù si funno con la volontà: che, tanto quanto la volontà dell’uomo consente al peccato o adopera una virtù tanto è peccato o virtù. Però che senza la volontà né il peccato sarebbe peccato, né la virtù sarebbe virtù; però che l’anima non riceverebbe colpa, né dall’atto del peccato né d’alcuna ria cogitazione né l’atto della virtù darebbero vita di Grazia all’anima, se la volontà non consentisse a rice[p. 74 modifica]verle con affetto d’amore[3]. E questa volontà dell’uomo è sì forte, che né dimonio, ne creatura, né veruna cosa creata la può muovere[4], ne fare consentire né a peccato né a virtù più che voglia [5]. Questo ci mostra Paolo, quando disse: «Né fame né sete né persecuzione né fuoco né coltello, né cose presenti né future, né angeli né dimonia mi partiranno dalla carità di Dio, se io non vorrò». In queste parole il glorioso Apostolo ci dimostra quanta è la fortezza della volontà che Dio ci ha data per sua misericordia. Sicché neuno può dire: «Io non posso,» né avere veruna scusa di peccato. Possono bene venire i molti e laidi pensieri nel cuore, a’ quali neuno può resistere che non vengano: ma il venire no)i é peccato; ma il riceverli con la volontà é peccato, e a questo si può resistere di non consentire.

Poi, dunque, che sì grande tesoro aviamo, che neuno può essere vinto se egli non vuole; non é da schifare i colpi, ma è da dilettarsi di star sempre in battaglia, mentre che viviamo. Chi vedesse quanto è il frutto della battaglia, non sarebbe neuno che con desiderio non l’aspettasse. Chi non ha battaglia non ha vittoria; e chi non ha vittoria, sì è confuso. Sapete quanto bene ne viene per la battaglia? l’uomo ha materia, nel tempo delle grandi battaglie, di levarsi dalla negligenzia e d’essere più sollicito ad esercitare il tempo suo, e di non stare ozioso; e singolarmente all’esercizio dell’orazione santa, nella [p. 75 modifica]quale orazione umilmente ricorre a Dio, il quale vede che è sua fortezza, e dimandagli l’adiutorio suo. Ed anco ha materia di cognoscere la debilezza e fragilità della passione sua sensitiva: onde per questo concepe uno odio verso il proprio amore, e con vera umilità dispregia sé medesimo e fassi[6] degno delle pene e indegno del frutto che seguita dopo le pene. E anco cognosce la bontà di Dio in sé, vedendo che la buona volontà, la quale egli ha che non consente, l’ha da Dio; e però concepe amore nella[7] bontà sua con uno santo ringraziamento perchè da lui si cognosce e sente[8] conservato nella buona volontà. Nelle battaglie veramente s’acquistano le grandi virtù, perocché ogni virtù riceve vita dalla carità, e la carità è nutricata dall’umilila: e come già abbiamo detto che nel tempo delle battaglie, r anima ha materia di cognoscere più sé medesimo e la bontà di Dio in sé, dico che in sé cognosce la sua fragilità, e però s’umilia; e nella buona volontà, la quale si trova conservata, cognosce in sé la bontà di Dio, onde viene ad amore e carità.

Adunque bene è da godere nel tempo delle battaglie, e non venire mai a confusione. Perocché non potendoci alcuna volta il dimonio ingannare coll’amo del diletto d’esse[9], ci vuole pigliare con l’amo della confusione, volendoci far vedere che nel tempo delle battaglie siamo riprovati da Dio, e che l’orazione e li altri santi esercizii non ci vogliano; dicendo nella [p. 76 modifica]mente nostra: «Questo che tu fai, non ti vale. Tu debbi fare la tua orazione e l’altre cose col cuore schietto e con mente quieta e non con tanti disonesti e variati pensieri. Meglio t’è dunque di lassare stare». E tutto questo fa il dimonio acciocché noi gittiamo a terra i santi esercizii e l’umile orazione, la quale è T arme con che noi ci difendiamo, vogliamo dire uno legame che lega e fortifica la volontà nostra in Dio e cresce la fortezza coll’ardentissima carità, con la quale l’anima resiste a i colpi come detto è. E però il dimonio s’ingegna con questo amo, di fare che noi la gittiamo a terra: perocché, perduto questo a mano a mano[10] potrebbe avere di noi quello che vuole. Adunque mai per veruna battaglia doviamo venire a confusione, né lassare alcuno esercizio. Eziandio se avessimo peccato attualmente, a confusione di mente non si debbe venire, perocché doviamo credere che subito che l’uomo si ricognosce[11] e ha dolore e dispiacimento della colpa commessa. Dio li riceve a misericordia. Ma con speranza e fede viva si debba credere in verità che Dio non vi porrà maggiore peso che voi potiate portare; perocché tanto ci molestano le dimonia quanto Dio lo permette, e più no. E noi dobbiamo esser certi che Dio sa, può e vuole[12] liberarci, quando vederà che sia el tempo che faccia per la salute nostra di tollerci le tentazioni e ogni altra fadiga; perocché ciò che ci dà e permette, il fa per nostra salute e per accrescimento di perfezione. [p. 77 modifica]Or con questo lume della fede e vera speranza passerete questo e ogni altro inganno del dimonio: con profonda umilità, inchinando il capo a passare per la porta stretta; seguitando la dottrina di Cristo crocifisso^ acquisterete il dono della fortezza e della carità, della quale abbiamo detto ch’è l’arme con che noi ci difendiamo. Con che s’acquista quest’arme? col lume della santissima fede, come detto è. Sicché la fede con ferma speranza e con la carità (che altrimenti, non sarebbe fede viva) ci darà lume in cognoscere la nostra fortezza, Cristo dolce Gesù e la debilezza de’ nemici. E la speranza ci farà certi ch’ell’ è così aspettando che ogni colpa sarà punita e ogni fadiga remunerata. E la carità ci fortifica contra ogni avversario. Dunque su a combattere, carissimo figliuolo; ponendoci dinanzi il sangue dell’umile e immacolato Agnello, che ci farà essere forti e inanimati alla battaglia. In altro modo non torneremo alla città nostra di Gerusalemme, cioè vita eterna, con la vittoria. E però vi dissi ch’io desideravo di vedervi vero combattitore, mentre che siamo nel campo della battaglia, siccome cavaliere virile; e così vi prego che facciate. E sempre con la verga della vera obedienzia.

O carissimo figliuolo, parmi che lo Sposo eterno voglia che voi vi gloriate insieme col glorioso Paolo, il quale si gloria nelle molte tribolazioni: e fra l’altre, del grande stimolo[13] che egli ebbe, poiché fu preso e battuto cotante volte da’ Giudei. E voi con lui insieme, figliuolo carissimo, vi gloriate, e abbiatele in debita reverenzia; reputandovi indegno del frutto e degno della pena. Ora è il tempo [p. 78 modifica]nostro di sostenere per gloria e loda del nome di Dio. Non dubitate: né voglio che veniate meno sotto la disciplina dolce di Dio. Confortatevi; che tosto verrà l’aurora. Voi chiamerete, e saravvi risposto[14] in verità. Annegatevi, annegatevi nel sangue dolce di Cristo crocifisso, dove ogni cosa amara diventa dolce, e ogni grande peso leggiero. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio, Gesù dolce, Gesù amore.

Gridate in cella, e la Verità eterna udirà il grido vostro. Ed io, ignorante e misera vostra madre, farò il simile: e così sarà sovvenuto a’ vostri bisogni. Non mancate in speranza; che a voi non mancherà la divina Provvidenza.[15]

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