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Chapter 114 of 202

CX

CX. — A Monna Stricca, Donna che fu di Cione di Sandro de’ Salimbeni.[1]

Dalla fede la pazienzia. La fede insieme con la ragione e’ insegna che il breve patire può, se vogliamo, essere dono d’amore infinito.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce. Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio [p. 191 modifica]di vedervi serva fedele al nostro Creatore, fondata in vera e santa pazienzia. E pensate che in altro modo noti potreste piacere a Dio. Noi siamo pellegrini e viandanti in questa vita, e senza alcuna stanza[2] di tempo corriamo verso il termine della morte; onde ci conviene avere il lume della santissima fede, acciò che (senza essa, per lo impedimento di tenebre[3]) possiamo giungere al termine nostro. Ma vuole essere fede viva, cioè con sante e buone operazioni: perocché dicono e’ Santi che la fede senza l’opere è morta. Poi, dunque, che noi abbiamo creduto che Dio è Dio, e ch’egli ci ha creati alla imagine e similitudine sua, ch’egli ci ha dato il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo nato nel ventre dolce di Maria, e morto in sul legno della santissima croce per tollerci la morte e darci la vita della Grazia (la quale perdemmo per la disobedienzia di Adam, e per l’obedienzia del Verbo tutti contraiamo la Grazia, sì come prima Tutti contraemmo la morte per lo primo peccato); subito, dico, allora che l’anima ha acquistato così dolcemente il lume della fede, vedendo tanto amore ineffabile quanto Dio le porta (e per darci anco speranza della nostra resurrezione, la quale averemo nell’ultimo dì del Giudizio, egli ha manifestato la resurrezione sua), l’anima s’innamora a tanto lume e a tanta dolcezza d’amore, quanto vede che Dio gli ha.[4] E comincia a vedere con questo medesimo occhio, che Dio non vuole altro che la nostra [p. 192 modifica]tificazione; e ciò ch’egli ci dà e permette in questa vita, dà per questo fine; e tribolazioni e consolazioni, ingiurie, scherni e villanie, persecuzioni del mondo e tentazioni del dimonio, fame e sete, infermità e povertà, prosperità e delizie, e ogni cosa, permette per nostro bene. Onde la ricchezza ci permette, perchè ne siamo dispensatori a’ poveri; le delizie e stati del mondo, non perchè noi leviamo il capo per la superbia: anco, molto maggiormente ci dobbiamo umiliare con un santo ringraziamento della divina bontà. La tribolazione, da qualunque lato ella viene, e povertà, ce la dona, perchè noi veniamo a vera e perfetta pazienzia, e perchè cognosciamo la poca fermezza e stabilità del mondo; acciò che noi ne leviamo l’affetto e l desiderio nostro, e sia posto solamente in Dio con le vere e reali virtù. E così riceveremo il frutto delle nostre fadighe. Perocchè ogni fadiga che noi sosteniamo per lo suo amore, è remunerata, e serbatoci il frutto della vita durabile, dove è vita senza morte e luce senza tenebre, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Così dice santo Agostino; dilunga è il fastidio dalla sazietà, e la pena dalla fame.[5] Nell’altra vita ogni bene è remunerato, e ogni colpa è punita.

Adunque l’anima che ha questa viva Fede, partorisce le vere e sante operazioni; ed è veramente paziente a sostenere ogni pena e fadiga per Dio, e per remissione dei peccati suoi. Anco, ha in reverenzia ogni pena, considerando chi è colui che le dà, e perchè le dà, e a cui le dà. Chi è colui che le dà? È Dio, somma ed eterna Bontà; non per [p. 193 modifica]odio, ma per singolare amore. Così disse egli a’ discepoli suoi: «Io vi mando a esser perseguitati e martirizzati nel mondo, non per odio, ma per singolare amore. E di quello amore che il Padre mio ha amato me, di quello io amo voi. Però che, perchè egli m’amasse di singolare amore, egli non di meno mi mandò a sostenere la pena obbrobriosa della santissima croce». Dico: perchè le dà? Per amore come detto è, e per nostra santificazione, acciò che siamo santificati in lui. Noi chi siamo, a cui sono date queste fadighe? Siamo coloro che non siamo; ma per la colpa nostra siamo degni di cento migliaia d’inferni, se tanti ne potessimo ricevere. Però che, perchè[6] noi offendiamo il Bene infinito, deverebbe seguitare una pena infinita; e Dio per misericordia ci punisce nel tempo finito, dandoci pena finita. Perocchè tanto bastano le tribolazioni in questa vita, quanto il tempo, e più no. E però ogni grande fadiga è piccola, per la brevità del tempo. Il tempo nostro, dicono e’ Santi, è quanto una punta d’aco. La vita dell’uomo è non cavelle; tanto è poca. Adunque ogni grande fadiga è piccola: la fadiga che è passata, noi non l’abbiamo; e quella che debbe venire, noi non siamo sicuri d’averla, perchè non siamo sicuri d’avere il tempo. Solo dunque questo punto del presente ci è, e più no.

Or su, figliuola dolcissima, levati dal sonno; e non dormiamo più, ma seguitiamo con fede viva le vestigie di Cristo crocifisso, con vera e santa pazienzia. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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